Le competenze strategiche nel digitale e lavoro di squadra, coinvolgono tutto l’ecosistema, dalle istituzioni nazionali agli enti territoriali ed associativi fino alle università e ai centri di formazione.
Sono queste le leve fondamentali di cui hanno bisogno le piccole medie industrie manifatturiere italiane per muoversi con successo nel nuovo contesto creato dalla pandemia. La digitalizzazione è ormai una scelta obbligata!
La pandemia ha costretto le PMI industriali ad accelerare alcuni aspetti della trasformazione digitale, in particolare per contrastare il crollo del fatturato, sopperire alle difficoltà nella gestione dell’operatività aziendale e garantire la flessibilità del lavoro.
Ma tutto ciò non è abbastanza…
Per il futuro, la sfida è passare dalla reazione all’azione, da un approccio emergenziale a un approccio strategico di lungo periodo.
Le tecnologie sono state acquisite, manca un’implementazione strategica, una vera e propria riorganizzazione aziendale, improntata a una cultura digitale.
Occorre estendere la digitalizzazione ai diversi processi di business rendendoli integrati e prospettici.
Secondo una ricerca, condotta su un campione di 504 osservazioni rappresentative della popolazione di 69mila PMI manifatturiere nel mese di dicembre 2020, solo il 14% ha un approccio strategico al digitale, che pervade tutto il modello di business, coinvolgendo anche i processi core (sviluppo prodotto, rapporti di filiera, marketing e vendite).
In genere si tratta di realtà più grandi e redditizie, di natura meno familiare, collocate al Nord e con una propensione maggiore all’export.
Il 57%ha mostrato un approccio “tattico” con una focalizzazione al digitale su obiettivi specifici e contingenti di efficienza dei processi, con una forte diversità dei percorsi di digital transformation all’interno.
Il restante 29% si avvicina al digitale come reazione ad uno stimolo esterno, la crisi Covid o la richiesta di un cliente, con investimenti scarsi limitati a singole attività e processi, su un orizzonte di breve periodo.
L’importanza del digitale per la sopravvivenza del business emerge ad ogni livello, a partire dal crescente interesse dimostrato da manager e titolari per la formazione strategica in questo ambito, con un +20% rispetto al 2019: il 67% investe tempo sull’aggiornamento professionale, pur in modo sporadico e non continuativo. Ancora elevata tuttavia la percentuale (40%) di imprese che non hanno alcun responsabile dedicato a tematiche ICT&digital.
Il tema, dunque, è la mancanza di competenze, di cui le PMI dell’industria pagano maggiormente le conseguenze negative e che impone un cambio culturale basato sull’interconnessione di tutti gli attori coinvolti insieme all’impresa. Perché la digitalizzazione avvenga con successo, infatti, è fondamentale che allo sviluppo di competenze concorra lo sforzo di tutto l’ecosistema: dalle istituzioni nazionali agli enti territoriali e associativi, fino a Università e centri di formazione.
Dalla ricerca emerge in modo evidente come le imprese necessitino oltre che fare rete anche di nuove figure professionali.
Occorre andare oltre l’innovation manager e puntare sul pianificatore strategico dell’innovazione.
La diffusione del lavoro da remoto da una parte fa aumentare il rischio percepito e l’esigenza di protezione dei dati portando all’adozione di sistemi avanzati per la sicurezza informatica (38%), dall’altra stimola la crescita dei software in Cloud per gestire le comunicazioni e la collaborazione tra i dipendenti da remoto (39%). Anche le priorità di investimento digitale per i prossimi 12 mesi mostrano una stretta connessione con necessità contingenti, e si orientano verso soluzioni che consentano di portare avanti il lavoro in sicurezza in situazioni emergenziali.
Uno scenario che conferma dunque la tendenza della maggior parte delle PMI manifatturiere a ragionare e muoversi entro un asse temporale ridotto, che nel lungo periodo non potrà che incidere negativamente sulla loro competitività e capacità di rimanere profittevoli sul mercato.
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